LETTERA AGLI INTELLETTUALI

Salve amici intellettuali,

innanzitutto vogliate perdonare questa mia intrusione e la pretesa della vostra attenzione. Anche io, come voi, apprezzo il tempo passato a cercare la luce che rischiara le tenebre; anche io come voi amo la routine dell’intellettuale, tra un libro ed un pennello, un dibattito fra pari così come la fustigazione dell’ignoranza. Apprezzo la sicurezza “del non sapere” e della sua conseguente, infinita, spinta verso i mari sempre vispi della Conoscenza. Tuttavia, dati gli eventi politici e sociali degli ultimi 20 anni in Italia ed in Europa, data la spasmodica forza che, anno dopo anno, la cultura capitalista ha acquisito e della sua influenza che ormai ha inficiato ogni anfratto della Cultura, della Politica, dell’Arte, nonché della Società tutta, ho pensato che avremmo potuto sottrarre qualche minuto a questa routine, per sederci a fare due chiacchiere.

Amici, vi sono pensieri che muoiono nel momento stesso in cui vengono in mente. Nascono e subito dopo svaniscono. Inutile provare ad acciuffarli, perché sfuggono; non vogliono compiersi, non desiderano essere comunicati. Nel caso in cui questi pensieri si facciano catturare, tradurre e comunicare, perdono tutto il loro valore, la loro luce e la loro potenza. Tuttavia acquistano un valore più grande ed apparentemente vacuo: quello dell’Assenza. Questo valore nuovo – nuovo, perché i nostri pensieri sono già intrisi di valore in quanto vanno oltre l’Hic et nunc del popolo, che anziché cercar di rischiarare le tenebre, cerca “luci che non fanno ombre” 1 Giordano Bruno – che acquistano i nostri pensieri intraducibili, noto che ci stanno rendendo anonimi a quest’epoca post-contemporanea; addirittura un po’ derisi, in condizioni troppo modeste persino per poter risvegliare nei nostri confronti sentimenti di invidia o inimicizia – non ci amano, ma nemmeno ci odiano abbastanza. Tuttavia, noi intellettuali, siamo ancora – credo – gli unici ad esser provvisti di mente lucida e lungimirante, di una manciata di conoscenze e di esperienze e credo che il Valore dell’Assenza del quale abbiamo fatto uso e scudo, adesso, stia per ritorcersi contro di noi e della società della quale noi siamo naturale espressione culturale. Noi, che in epoche passate, eravamo come medici per gli spiriti indigenti, vasi pieni e traboccanti di conoscenze e di buona volontà nell’aiutare chiunque abbia avuto la mente annebbiata più dalle opinioni sulle cose – derivanti dai più forti! – che dalle cose in sé; noi che per finitudine e per pudore abbiamo sempre aiutato senza quasi voler niente in cambio se non l’innalzamento della spirito umano a nuove vette, senza voler assoluta ragione, né riportare una vittoria, piuttosto continuare a parlare in modo tale che la società possa sentirsi orgogliosa di sé e di ciò che ha fatto nascere in noi intellettuali. Non abbiamo mai respinto un bisognoso di conoscenza ed a lungo siam diventati sempre più poveri perché abbiamo restituito, condiviso, ceduto, umilmente, per poter essere accessibili a molti e non mortificare nessuno!

Amici, abbiamo accumulato molti torti, ci siamo avventurati in vicoli segreti e a volte discutibili e sempre con un certo amore ma sempre anche con un certo egoismo e godimento di sé: cosa ci è successo?! Non vogliamo più esporci al sole e al tepore della bellezza? Non tremiamo più al sol pensiero delle irti cime della saggezza? Non sentiamo più il dovere di traghettare- per l’ennesima volta – quest’umanità verso un altro e nuovo tipo di Uomo?! Che vita stiamo conducendo adesso? Per non perdere il nostro Valore dell’Assenza, per non rischiare di turbar troppo un popolo ormai imbonito dai loro – e ahimè nostri – delegati politici dalle loro personalissime bufere emotive, dalla loro supina accondiscendenza alla volubilità delle masse e dei ceti da loro rappresentati, dalla loro incapacità di governare la macchina capitalistica che fagocita ogni sfera sociale, stiamo rischiando di gettar nell’anonimato totale la nostra presenza e conseguentemente stiamo crocifiggendo il la speranza riposta nel Futuro all’angoscia del Presente.

Altresì, ritorniamo ad essere come il destino, senza motivi, ragioni, riguardi, pretesti; ritorniamo ad Essere come ci sono i fulmini durante la tempesta: troppo terribili, troppo improvvisi, troppo persuasivi, troppo diversi per essere superficialmente odiati e relegati all’anonimato nei nostri cantucci e ghetti dorati ed illuminati. Ritorniamo a richiedere il massimo, perché dei minimi ne abbiamo abbastanza; non accontentiamoci più di non sapere: è giunto il momento di sapere perché non ne sappiamo abbastanza!

Anziché omettere le cose che in verità dovremmo dire, diciamole a gran voce: riuniamoci, scriviamo manifesti, celebriamo il nostro ritorno, accendiamo le speranze dei giovani spingendoli a non disertare più gli aspetti umani e culturali dell’uomo a favore del denaro e del successo! “Il pensiero nasce in bocca” 2 Tristan Tzara, orsù parliamo alla società!

Così come Cézanne, facciamo in modo che le nostre conoscenze, come le sue pennellate, siano mescolati al nostro sangue e a quello di ogni singolo individuo che compone la società: viviamo finalmente d’accordo, la società, i nostri pensieri illuminati e noi stessi senza più auto-ghettizzarci per salvaguardarci dal sudiciume della nostra epoca.

Le Cose non sono Uomini, ma gli Uomini somigliano sempre più alle Cose e di tutto ciò ne siamo responsabili! Noi intellettuali siamo responsabili del ritardo della società su alcune tematiche e del suo impigliarsi nei tessuti tremendi di un capitalismo che sacrifica ogni Qualità per la Quantità! Siamo responsabili della mancata liberazione da un sistema che vede al primo posto denaro e produzione, a discapito dell’Ambiente, della Poesia, dell’Arte e della Bellezza umana! Siamo responsabili ma non ancora totalmente fuori dai giochi: siamo ancora in tempo per poter spandere una luce nuova sull’anima dell’uomo; siamo ancora in tempo per godere e far godere l’umanità di una nuova alba!

Amici miei c’è estremo bisogno di noi, della nostra presenza, delle nostre parole e che di queste parole si facciano fatti per rimettere al proprio posto il sistema economico, per regolamentarlo e non far sì che esso crei più disuguaglianza di quanto non ce ne sia nel mondo; per riportare la politica alla sua essenza e per ristabilire quel minimo di giustizia sociale di cui tanto abbisogniamo noi ed il popolo tutto! “Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati? È pur sempre un gruppo di individui che è retto dal comando di un capo, è vincolato da un patto sociale e il bottino si divide secondo la legge della convenzione. Se la banda malvagia aumenta con l’aggiungersi di uomini perversi tanto che possiede territori, stabilisce residenze, occupa città, sottomette popoli, assume più apertamente il nome di Stato che gli è accordato ormai nella realtà dei fatti non dalla diminuzione dell’ambizione di possedere ma da una maggiore sicurezza nell’impunità.” 3 Agostino d’Ippona Ivi riportiamo il popolo cosciente del suo dovere e dei suoi diritti, riportiamo la Cultura, la Giustizia, la Libertà e le Competenze ai primi posti: questo è il compito dell’intellettuale e dovremmo portarlo avanti anche a costo di versar il nostro stesso sangue!

Capisco bene che ci sentiamo secchi, “quando ci si sente secchi, scrivete qualsiasi cosa, incominciate qualsiasi frase e tirate dritto davanti a voi” 4 Guillaume Apollinaire; non dobbiamo fermarci per nessun motivo! Ci sono tante aurore che non hanno ancora brillato, come tutto ciò che è stato proibito, disprezzato o maledetto. Vi è un’insolita tenerezza, una sorta di liberazione incompiuta; tra queste cose e tempestose vi è un ebbro amore che non poté spandere la sua luce sull’anima dell’uomo. Che non poté godere della sua innocente bontà, del suo diritto e privilegio ad esistere. Ditemi, non è forse vero che ascoltando una canzone, osservando un dipinto, leggendo un libro, ci auguriamo che, prima o poi, la realtà ne violi il diritto d’autore? Per far ciò dobbiamo rinsavire ed istruire il popolo elettore; dobbiamo metterlo in guardia sul fatto che non sono solo le cose Buone del popolo ad anelare alla libertà d’agire, bensì anche quelle Cattive che albergano in noi anelano a questo desiderio di libertà: anche uno scandalo aspira a diventare regola e abitudine. Dobbiamo rendere dotto il popolo del fatto che la fede in una Credenza – qualsivoglia Credenza: ideale, politica, religiosa – è quella catena che tiene ben strette le mani ai piedi, dando alla mente tutto lo spazio per tormentarsi di un sogno al quale è impossibile metter mano.

Amici miei intellettuali, facciamo in modo di non esser solo la ferita, ridiventiamo coltello! Abbandonate quell’idea di essere un Volto od una Virtù, siate scaltri ed evitate d’eclissarvi dietro un Nome: siate fatali e diventate Verbo. Laddove parlano tutti ma non si ascolta nessuno, ebbe modo di preannunciarci il filosofo Nietzsche, il tintinnio delle monete copre il suono della bellezza e della giustizia: ebbene, urliamo! Il segreto del potere di questo sistema economico sta riposto sul denaro; quest’ultimo sta sempre in pendant con tutte le aspirazioni umane: economia, politica, cultura, tempo libero, fancazzismo; non vi è nulla che ne sia “sinceramente” indipendente. Tutti cercano denaro, il denaro cerca tutti. Rompiamo quindi questa catena, usciamo fuori dalla nostra prostituzione intellettuale e anziché pubblicare libri da vendere, pubblichiamo libri con cognizione di causa, per illuminare! Evitiamo gli affondi e gli attacchi fini a se stessi: “Non c’è miglior modo di giovare a una causa che quello di perseguitarla e darle la caccia con tutti i cani…5 Friedrich Wilhelm Nietzsche.

Ribaltiamo l’assunto secondo cui “è vietato stravolgere il proprio tempo o il proprio spazio nel mondo, tuttavia si da tutto il tempo e lo spazio del mondo per stravolgere se stessi”. Smettiamola di mostrarci educati! “Noi uomini educati… annientati dall’educazione!” 6 Johann Wolfgang Von Goethe, piuttosto rimbocchiamoci le maniche, sporchiamoci le mani, diamo a questa epoca, a questo popolo e a questa società nuove tavole di valori, nuovi contenuti e nuove idee! Intellettuali di tutto il mondo, uniamoci contro questo sistema economico che rende ogni uomo disuguale, ignorante ed aggressivo! Allorché istruiamo finalmente l’Uomo a far chiarezza e a distinguere Bisogno da Desiderio perché capita che i bisogni si travestano da desideri.

Non ammantiamoci del seducente Valore dell’Assenza, non restiamo anonimi a questa società: al momento giusto, nel momento più ideale, che sia durante le elezioni che non, allora, amici miei intellettuali, in quel preciso momento ricordiamoci di essere Audaci!

“De l’audace, encore de l’audace, et toujours de l’audace!” 7 “Dell’audacia, ancora dell’audacia e sempre dell’audacia!” Georges Jacques Danton.

2019-04-20T07:54:21+00:00