AMOR FATI

L’imprevedibile silenzio mi spaventa. Questo terribile fustigatore di spiriti caotici, viene a me con passi felpati: multiforme la sua essenza, felina la sua presenza. Gioca con il mio spirito, come un dio col suo fedele più devoto; come un diavolo con il suo più feroce seguace.

Descrivo il silenzio di un’artista privo di senso esteta come delle più elementari basi di anatomia e di filosofia: descrivo la totalità del nulla del tempo in cui vivo. Questo silenzio è notte, buio e oscurità come le parole di una scienza che studia e approfondisce gli eventi del mondo, senza che il mondo possa attingere ed interagire a piena energia da/in questa immersione nelle sue viscere; senza poter davvero vivere, pienamente, nel bene come nel male, di ogni prodotto e teoria di scienza. Un silenzio che si attacca alle ossa degli intellettuali, minandone la loro già precaria stabilità – orsù, perché nascondersi? Sappiamo entrambi che abbiamo sempre qualche piccola scemenza da nascondere!

Silenzio che circola nelle vene della gente comune, pompato da un cuore che aspetta un amore nuovo – un amore che svuoti corpi, ideali, pensieri, azioni e peccati.

Poeti, artisti, musici, saltimbanchi, danzatori e letterati usano tutte le parole, le immagini, i suoni e i movimenti del mondo per poter esprimere al meglio quanto di meglio il loro silenzio riesce a donargli. Politici, intellettuali, potenti, corrotti e corruttori: persino questi illustri son chiamati ad esprimere quanto di meglio il loro lato buio e nascosto, personale e riflessivo, riesce a tirar fuori dalla mente. Ed i filosofi? Questi strani uomini di cui non ho mai capito lo scopo sembrano proprio esser nati senza spirito ed adesso vagano in lungo ed in largo alla ricerca di dio; questi abili chirurghi delle cose nascoste, covano come noi tutti un lato oscuro: vogliono forgiare un nuovo dio, sempre effimero e sempre relativo, rifacendosi ad un percorso di stampo assolutistico.

Dai filosofi ai psicologi, sociologi e quindi a tutta quella brigata di guastatori dell’amor fati e di indagatori delle cose umane il passo è breve e scontato: che mai può esserci da capire in un animale che è capace di affascinare persino – e spesso solo in questo caso – quando miete vittime come se mietesse frumento? Silenzio! Dovremmo tutti imparare a far silenzio; a dir meno e magari a capirci di più. Vossignoria dirà: «stolto! Come puoi capire il tuo prossimo se non parli con esso?» Ed io «capirei molto più se abbracciassi questo prossimo; se lo osservassi minuziosamente nei suoi movimenti e durante le sue passioni più ardenti. Capiremmo certamente di più se noi tutti imparassimo a porci fuori dai nostri limiti, dai nostri retroscena e dalla società intera»e così di nuovo a replicare «Pecchi d’idealismo mon petit chou! Ogni grande passione, ogni grande ideale, se voi volete, abbisogna di controllo e senza controllo tutto questa frenesia per tal sorta d’amore, porta al massacro!».

«Si, tutta questa utopia, abbisogna di briglie buone per la doma di un puledro imbizzarrito e pungenti speroni che facciano invidia a quegli uomini del vecchio e selvaggio west, così da rompere ogni abitudine ed ogni stagnazione e poi, per Dio, a cosa giova un ideale sotto controllo? Per caso vorreste far parte di quella brigata d’idealisti, convinti che lo spirito dell’uomo si possa prevedere, anticipare e entusiasticamente togliere dalle mani della Natura? Che razza di artista della vita è Lei se crede in questa magra consolazione? Questo non è amore incondizionato.»

Silenzio! Chiusi entro questi limiti che, di volta in volta, mutano forma ed espressione: malinconia, euforia, tristezza, allegria, nostalgia, Dio quante parole per sensazioni, umori, effetti, cause. Quante parole che prendono le veci di altre parole e quante immagini, quanti suoni usiamo per mascherare le nostre pulsazioni? Oggi, siam arrivati a stabilire pure una scienza che studia i segni; dopo millenni di iconismo e di rappresentazioni che vanno dal mistico al divino, al sociale, abbiam bisogno di una scienza per saperci reinventare? Che Tristesse! La realtà non ci basta più, vero amici? La vita stessa non basta più!

Questi silenzi che non sappiamo bene definire – in quanto silenzi – ci tormentano sino a confutarsi nell’ovvio e nelle scienze che ne studiano i più piccoli anfratti. Stiamo cercando di stanare l’uomo nell’uomo e dopo così tanto viaggio – vi capisco – non rimane che problematizzare l’ovvio, come se tutto ciò che si mostra per come è e per come sarà anche dopodomani e dopodomani sino alla sua morte fosse un grosso problema; la vita stessa sembra che stia diventando un problema, sia per l’uomo intellettuale che per l’uomo comune.

Tuoniamo dalle nostre viscere e come non mai in questo periodo storico. Tuoniamo come tempeste ed invece di ballare e di compiacerci di questa nuova presa di coscienza umana, raccogliamo ogni nostra spiacevole, oscura volontà e piacere, richiudendole in nuovi contenitori di cose umane: un tempo scintillanti scrigni e pomposi forzieri, oggi scatole di umile fattura o al massimo entro qualche opera antiquaria trafugata chissà dove nel mondo e a quale laboriosa civiltà.

Del silenzio, facciamone un uso vero e tangibile: tacciamo se siamo a conoscenza di cose di cui non avremmo il coraggio di reclamarne la paternità; urliamo e agiamo sino a perdere il tono ed il vigore della nostra voce e del nostro corpo, se siam certi di arrecare un bene o un male immediato, veloce e spietatamente effimero. L’uomo moderno – questo essere inerme, immobile, da due secoli – abbisogna di velocità! I Futuristi per primi lanciarono l’allarme; i Futuristi per primi condensarono le loro idee e la loro potenza in una grande, spaventosa, veloce, spietata metastasi: si diedero in pasto ai totalitarismi, perché furono gli unici a tacere e a prendere a cuore una linea di pensiero di rottura mentre i paesi democratici di quel tempo vivevano ancora di immobili, silenti, pericolose, contraddizioni.

Silenzio! l’uomo nuovo abbisogna di silenzio per condensare i suoi pensieri entro uno spirito potente e di parole solo nel momento in cui la corporeità di questo spirito sente la potenza correre nelle vene, in ogni arto, organo o estremità – si! Come in amore! -, sino a che spirito e corpo all’unisono vibrino all’idea della morte.

Silenzio! L’uomo nuovo non è mai esistito e mai esisterà se le diramazioni degli uomini, quelle che si contraddicono tra loro, non vengono minuziosamente potate sino ad assurgere all’unica parola che – oggi – può rappresentare e connotare – in tutta la sua potenza e terribilità – più di quanto le parole come Politica, Cultura, Filosofia, Scienza, Religione connotino e rappresentino: la Bellezza!

2019-04-08T17:21:07+00:00